lunedì 25 marzo 2013
venerdì 7 dicembre 2012
RILASSARSI FA BENE!
TI SENTI STRESSATO?
VORRESTI PRENDERE LA VITA COME VIENE MA NON RIESCI?
HAI BISOGNO DI RILASSARTI?
HAI PROBLEMI DI ANSIA?
TENDI A SOMATIZZARE?
Fermati un attimo…e
IMAPARA A RILASSARTI!
CORSO DI TRAINING AUTOGENO INDIVUDUALE O DI PICCOLO GRUPPO
Il Training autogeno e' una tecnica utile per
affrontare la frenesia attuale dell’ambiente ed è stata inventata nel ‘900 da Schultz.
E' un modo
per staccare la spina dal mondo, quando questo ci fa delle richieste eccessive.
Si tratta di una tecnica di rilassamento che prevede una serie di esercizi che
non devono essere eseguiti…ma pensati!
G.
Eberlein, allieva del Dott. Schultz ha scritto rispetto al Training autogeno:
“Esso è come un'isola deserta in cui ciascuno di noi può rifugiarsi durante la
giornata. Rifugio che serve non tanto per sfuggire alla realtà quotidiana, ma
per trovare una zona di recupero delle proprie energie, un momento in cui
possano venir richiamate tutte le forze disponibili, per essere in grado di
meglio affrontare la realtà stessa, quando questa ci procura ansia, e uscirne
quindi rafforzati e organizzati.”
Attraverso
questo rilassamento riusciamo a liberarci da pensieri negativi, pressioni
dell’ambiente e permettiamo al nostro corpo di riequilibrarsi sia a livello
somatico che psicologico.
Sono
due i pensieri sui quali si basa questo metodo: “Ascolto” e “Accetto”.
“Ascolto”
significa accettare tutto quello che accade durante gli esercizi. È un
ascoltare tutto quello che avviene sia a livello fisico che a livello mentale
cercando di allontanare tutte le pressioni esterne, le preoccupazioni che non
ci fanno vivere il presente. Allontanare tutto questo, però, non significa
cancellare…ma accettare.
“Accetto”
significa infatti considerare e lasciar
scivolare via come se fossimo sotto un cielo piovoso e l’acqua fa scivolare
tutto ciò che arreca malessere.
Ascolto
perché altrimenti è come se scappassi, ma in quel momento sospendo il giudizio
verso me stesso come se fossi un osservatore passivo. Ascolto, accetto e poi
lascio andare.
All’inizio
l’ambiente favorevole per il Training Autogeno è un luogo calmo e capace di
distendere, un luogo sicuro per noi in cui ci sentiamo liberi di lasciarci
andare e possibilmente senza rumori eccessivi che ci possono disturbare. Il
rilassamento è spesso aiutato da immagini naturali che ci trasmettono serenità
e tranquillità.
Nel
tempo molti psicoterapeuti esperti hanno proposto delle varianti alle immagini
originariamente pensate da Schultz introducendo visualizzazioni come paesaggi
di mare, il rumore e il movimento delle onde, la pioggia che cade sul proprio
corpo, il sole che riscalda e la brezza che rinfresca.
Il training autogeno piano piano...da tecnica...diventa un vero e proprio STILE DI VITA!
lunedì 26 novembre 2012
IL MASSAGGIO INFANTILE: UN MODO "IN PIU'" DI STARE CON IL PROPRIO BAMBINO...
Il massaggio del bambino non è "una tecnica", ma è un vero e proprio modo di stare con il proprio bambino.
Ha origine antiche ed è presente nella cultura di molti Paesi del mondo.Ha effetti positivi su diversi livelli dello sviluppo del bambino ed è un mezzo privilegiato per comunicare: attraverso il massaggio si stimola il contatto tra il bambino e chi si prende cura di lui.
E’ semplice, ogni genitore può apprenderlo facilmente, flessibile e adattabile alle esigenze del bambino.
Quali sono i suoi BENEFICI?
- Favorisce uno stato di benessere nel bambino
- Genera sollievo e rilassamento, aiuta a scaricare le tensioni accumulate
- Aiuta la regolazione del ritmo sonno-veglia
- Può dare sollievo dai dolori dovuti alle coliche, alla dentizione o al muco eccessivo
- Favorisce e rinforza l’attaccamento tra il bambino e chi si occupa di lui
- Stimola un senso di vicinanza con il proprio bambino, non solo tattile, ma anche lungo il canale emotivo
- E' un'esperienza di profondo contatto affettivo tra genitori e bambino, che favorisce il rilassamento di entrambi
Lo STUDIO DI PSICOLOGIA "BassaniPrada"
organizza
corsi di massaggio infantile per regalare ai genitori e ai loro bambini un'occasione in più per stare l'uno con l'altro in un'attività nuova e che può essere "portata a casa" e svolta nella quotidianità.
Il corso è condotto da un'insegnante diplomata AIMI (Associazione Italiana di Massaggio Infantile).
Gli incontri sono rivolti ai genitori e ai loro bambini di età compresa tra 0 e 12 mesi.
L'insegnante mostrerà la sequenza del massaggio utilizzando una bambola, mentre i genitori vivranno l'esperienza del massaggio con il loro bambino.
Il corso si articola su 4/5 incontri della durata di un'ora/un'ora e mezza ciascuno.
A BREVE PARTIRANNO LE NUOVE EDIZIONI!!!
Per informazioni o iscrizioni: contatta lo studio!
domenica 11 novembre 2012
Come faccio a parlare della morte a mio figlio...che è così piccolo?
Come
faccio a parlare della morte a mio figlio…che è così piccolo?
I bambini ci appaiono così spensierati, ma anche così
fragili che non vorremmo mai rovinare la loro serenità parlando loro della
morte.
Eppure, se ci pensiamo, è un evento naturale. Ogni essere
vivente, per quanto semplice sia, ha un ciclo di vita: nasce, cresce, si
riproduce, invecchia e muore. Inevitabilmente anche i bambini si scontrano con
questo evento.
Bowlby aveva definito la morte come una perdita
irreversibile, un’ inaccessibilità permanente e, in quanto tale, l’aveva
considerata come un’estensione, un caso particolare ed estremo, della Teoria della Separazione. L’evento
della morte, infatti, provoca reazioni simili a quelle che emergono durante la
separazione tra il bambino e la mamma: protesta, distacco e disperazione.
Come si può aiutare
il bambino ad affrontare questo evento doloroso, ma naturale?
La prima cosa da fare è sicuramente lasciare al bambino la
possibilità di accedere a questo evento e quindi non ingannarlo mai rispetto a
quanto è accaduto. È importante fornire informazioni chiare, precise e concrete
e rispondere ad ogni piccola domanda che il piccolo ci pone. È bene aiutarlo a
capire che è lecito addolorarsi e che in questi momenti si può piangere ed
essere tristi. Un altro elemento fondamentale da tenere sempre presente è che,
come per noi adulti, anche per i bambini può essere d’aiuto dire addio alla
persona che ci ha lasciato. Partecipare alla cerimonia funebre, ad esempio,
permette al bambino di partecipare al dolore collettivo per la perdita e lo
aiuta a dare un senso a quanto è accaduto.
A seconda dell’età, la morte è percepita dai bambini in modo
diverso. Vediamone brevemente le
caratteristiche:
·
BAMBINI CON MENO DI 5 ANNI: a questa età la
morte viene percepita come qualcosa di reversibile, per loro la persona morta è
solo andata via, ma in futuro tornerà. A questa età c’è ancora la speranza del
ritorno che è vissuta come rassicurante. Può essere che il bambino non
manifesti il suo dolore e ciò può
sconvolgere i familiari che percepiscono questo come mancanza di sofferenza. In
realtà dipende da una concezione della realtà ancora primitiva.
·
BAMBINI CON PIU’ DI 5 ANNI: dopo i 5 anni la
morte viene percepita come irreversibile. I bambini quindi manifestano il loro
dolore, ma non hanno la capacità di trovare da soli le risorse per affrontarlo
e quindi hanno assolutamente bisogno di aiuto. Il loro pensiero operatorio
concreto li porta a fare domande concrete appunto come “Chi dà da mangiare
sottoterra?” oppure “Dove dorme?”. È importante mantenere sempre risposte che,
nel rispetto delle credenze religiose, definiscano la differenza tra corpo e
spirito. Può aiutare puntare l’attenzione sul ricordo della persona mancata.
·
BAMBINI DOPO I 8-9 ANNI: a questa età i bambini
hanno pensieri simili a quelli dell’adulto e quindi devono confrontarsi con due
compiti. Il primo è quello di accettare la realtà della perdita e il secondo è
quello di affrontare il dolore. In questi casi si parla di dolore depressivo in
quanto il soggetto è consapevole della perdita di uno stato precedente che,
soggettivamente, era ritenuto buono.
Un processo importate e protettivo verso una perdita è
quello della elaborazione del lutto. E’ un processo mentale lungo e articolato
che può avere molte oscillazioni. Elaborare vuol dire arrivare ad una
consapevolezza cognitiva ed emotiva circa la perdita subita. Perché questo accada è importante lasciar
spazio alle domande del bambino e rispondere ad esse realisticamente.
Spesso è più una difficoltà dell’adulto affrontare questo
tema, ma come adulti abbiamo la responsabilità dei più piccoli e non possiamo
sottrarci a questo faticoso e doloroso compito.
Dott.ssa Laura Prada
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